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Ultimo aggiornamento:

20 novembre 2017

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LA GRAMMATICA

[...]Ogni pretesa di regolamentare ed irreggimentare il dialetto sarebbe stolta, vana e controproducente. Qui però non si tratta di pontificare su come va parlato, si tratta di mettersi d'accordo su come scriverlo in maniera da capirsi l'un l'altro e - ove possibile - anche senza che quanto scrive uno paia troppo grottesco all'altro. Non regole, quindi, ma a malapena delle convenzioni orientative che ognuno è assolutamente libero (ci mancherebbe altro!) di infiorettare, di insaporire con variazioni sul tema e di mescolare a piacere col suo stile personale.[…] Prof. Alanz

La grammatica del triestino è accuratamente descritta in una serie di studi linguistici (vedi la sezione dedicata alla bibliografia). Le sue caratteristiche più importanti, in particolar modo in confronto ai dialetti euganei della lingua veneta, sono le seguenti:

  • tendenza a sostituire il congiuntivo con il condizionale e viceversa. Per esempio sono considerate corrette sia la frase se fussi libero, ‘nderia sicuro (se fossi libero, ci andrei di sicuro), sia la frase se saria libero, ‘ndassi sicuro, come pure addirittura se saria libero, ‘nderia e se fussi libero, ‘ndassi.
  • l'elisione della vocale finale per le parole che finisco per "no", "ne", "lo", "le" e altre (solo maschili) e per l'infinito dei verbi, ad esempio:

vagòn (vagone)

pan (pane)

quel (quello)

gavèr (avere)

  • la coniugazione del verbo essere, indicativo presente:

mi son

ti te son

lui el xe/ela la xè

noi semo

voi se

lori i xè

  • la coniugazione del verbo essere, indicativo imperfetto:

mi jero

ti te jeri

lui el jera/ela la jera

noi jerimo

voi jeri

lori i jera

 

  • la coniugazione del verbo avere, indicativo presente:

mi go

ti te ga

lui el ga/ela la ga

noi gavemo

voi gavè

lori i ga

  • la coniugazione del verbo avere, indicativo imperfetto:

mi gavevo

ti te gavevi

lui el gaveva/ela la gaveva

noi gavevimo

voi gavevi

lori i gaveva

 

Fortunatamente la sintassi triestina è piuttosto semplice, anche se un po’ ridondante… abbondano le particelle pronominali ma soprattutto i che: mai lesinare i quando che, dove che, come che, solo che e così via… altrimenti non è triestino Di regola anche gli a mi me (esempio: a mi me piasi = mi piace). I complementi di termine, cioè gli “a me”, fioriscono e danno maggior enfasi a tante frasi, anche se il verbo, transitivo, di regola, non prevedrebbe l’uso del complemento incriminato. Ma qui la cosa si fa troppo complessa. Tutta questa abbondanza fa inorridire molti linguisti e grammatici, però toglierla vorrebbe dire snaturare il dialetto.

 

 

[Fonte: Wikipedia, The Fabo's Blog Trieste]